LA LIBERTA’ DELLE DONNE NON E’ NEGOZIABILE: IL COORDINAMENTO INTERVIENE SUL CASO DEL CENTRO ANTIVIOLENZA “PAOLA MANZINI” E DELLO SPORTELLO DI ASCOLTO DI PAVULLO DEL FRIGNANO

Bologna, 20 maggio 2026

LA LIBERTA’ DELLE DONNE NON E’ NEGOZIABILE: IL COORDINAMENTO INTERVIENE SUL CASO DEL CENTRO ANTIVIOLENZA “PAOLA MANZINI” E DELLO SPORTELLO DI ASCOLTO DI PAVULLO DEL FRIGNANO

Il Coordinamento dei Centri antiviolenza dell’Emilia-Romagna esprime sostegno all’Associazione Casa delle donne contro la violenza ODV (Modena) per la difficile decisione di interrompere la gestione del Centro Antiviolenza “Paola Manzini e dello sportello di ascolto di Pavullo del Frignano. Le condizioni poste dall’Unione Terre di Castelli e dall’Unione dei Comuni del Frignano per il rinnovo della Convenzione, non sono accettabili.

La tutela dell’anonimato, della riservatezza e dell’autodeterminazione delle donne che intraprendono un percorso di uscita dalla violenza rappresentano un principio imprescindibile dell’azione dei centri antiviolenza. Si tratta di valori costruiti in decenni di esperienza, competenza e lavoro sul campo, riconosciuti a livello nazionale dalla rete dei centri e dalle associazioni che quotidianamente accompagnano migliaia di donne verso percorsi di libertà e sicurezza.

In questi dieci anni di attività, il Centro “Paola Manzini” ha rappresentato un presidio fondamentale per il territorio, accogliendo un numero crescente di donne e costruendo una rete di relazioni, supporto e protezione che ha avuto un impatto concreto sulla comunità. Questo patrimonio di professionalità, volontariato e competenze non può essere messo in discussione da condizioni operative che rischiano di compromettere la fiducia delle donne nei percorsi di aiuto.

Riteniamo fondamentale che le istituzioni e gli enti pubblici garantiscano condizioni di collaborazione rispettose dell’autonomia dei centri antiviolenza, della loro metodologia e della loro sostenibilità economica. Il contrasto alla violenza di genere richiede ascolto, cooperazione e il riconoscimento del valore dell’esperienza maturata dalle associazioni femminili e femministe che da anni operano sul territorio.

Auspichiamo che si possa riaprire al più presto un confronto serio e costruttivo, nell’interesse prioritario delle donne vittime di violenza e della continuità dei servizi di protezione e accoglienza.

Alle operatrici, alle volontarie e a tutte le donne dell’Associazione Casa delle donne contro la violenza ODV va il nostro ringraziamento per il lavoro svolto e la vicinanza per una scelta dolorosa ma coerente con i principi che da sempre guidano l’impegno di tutte le attiviste del Centri antiviolenza del Coordinamento.

Referente per la stampa:

Laica Montanari

Presidente Coordinamento dei Centri Antiviolenza dell’Emilia-Romagna

Quello di Milena Vitanova è un femminicidio!

Bologna, 12 maggio 2026

COMUNICATO STAMPA

Quello di Milena Vitanova è un femminicidio!

Non sono le fragilità della vittima a spiegare la violenza maschile che colpisce spesso le donne più vulnerabili.

Le dichiarazioni rese da Grazia Pradella, Procuratrice della Repubblica di Piacenza, in relazione a quello che per il Coordinamento dei Centri antiviolenza dell’Emilia-Romagna è, a tutti gli effetti, un femminicidio, suscitano forte preoccupazione sul piano culturale, politico e giuridico.

Abbiamo appreso dalla stampa che Hako Vitanov non sarà rinviato a giudizio per il femminicidio di Milena Vitanova, avvenuto il 9 maggio scorso, ma per omicidio aggravato. La Procura ritiene che il crimine sia maturato in un contesto di “disperazione” e di “comportamenti disturbanti e disturbati connessi alla morte di un figlio” . Ci troviamo davanti, ancora, come accadde per il femminicidio di Sofia Stefani, ad un mancato riconoscimento del fenomeno della violenza maschile contro le donne.

“Escludere la ricorrenza del paradigma del femminicidio richiamando presunte fragilità psicologiche, dipendenze o comportamenti problematici della donna uccisa rischia – spiega Clarice Carassi, avvocata e consigliera del Coordinamento – di spostare l’attenzione dal movente dell’autore della violenza alle condizioni personali della vittima, producendo una sorta di rimozione di un problema culturale che è alla radice di una violenza. Una violenza che non a caso, nelle relazioni familiari colpisce in maniera spropositata le donne”.

Le narrazioni che insistono sulla “disperazione familiare” o sulle difficoltà della vittima, costituiscono una lettura distorta della violenza perché cercano le ragioni del delitto nelle condotte della donna invece che cercarle nella scelta dell’uomo. La presenza di dipendenze, disagio psichico, instabilità emotiva o relazioni conflittuali non escludono le eventuali dinamiche di dominio o sopraffazione all’interno della relazione. Anzi, molte analisi sulla violenza domestica evidenziano come condizioni di fragilità personale possano essere aggravate o alimentate proprio da contesti relazionali violenti, coercitivi o umilianti.

Anche il riferimento a una “disperazione familiare” richiede cautela. Comprendere il contesto sociale o relazionale di un delitto è certamente compito dell’indagine giudiziaria; tuttavia, quando la narrazione enfatizza la sofferenza dell’autore o la problematicità della vittima, si rischia di oscurare la dimensione strutturale della violenza contro le donne e di neutralizzare il significato di dominio, sopraffazione o misoginia che i femminicidi esprimono.

Il femminicidio non può essere negato sulla base della conformità o meno della vittima a un modello stereotipato di donna “irreprensibile”, equilibrata o socialmente accettabile. Le donne non devono essere vittime perfette per vedere riconosciuta la matrice culturale di un fenomeno che in Italia causa una donna uccisa ogni quattro giorni. “Escludere una preordinata deliberazione dell’autore di violenza – conclude la consigliera Clarice Carassi – rispetto ad un gesto connesso alla condotta della donna, ha il valore di renderla corresponsabile. E’ inaccettabile perché questa inversionelogico-giuridica non la rinveniamo in nessun’altra fattispecie di reato se non appunto in quelli di genere”.

Riteniamo pericolosa questa lettura perché trasforma la sofferenza della vittima in una narrazione capace di cancellare le radici dell’odio e della violenza che la colpiscono.

Referente per la stampa:

Laica Montanari

Presidente Coordinamento dei Centri Antiviolenza dell’Emilia-Romagna 

DATI

I dati sulle donne accolte da 15 centri antiviolenza della nostra Regione sono raccolti dal Gruppo Osservatorio del Coordinamento dei centri antiviolenza dell’Emilia-Romagna. more “DATI”