Bologna, 24 gennaio 2026
Il ddl Bongiorno: scompare il “consenso” e viene introdotto il “dissenso” si tratta di un grave arretramento culturale e giuridico inaccettabile
Il disegno di legge Bongiorno sulla violenza sessuale è un attacco diretto ai diritti delle donne e rappresenta un arretramento culturale e giuridico inaccettabile. Il testo riscrive e modifica il testo dell’articolo 609 bis che era stato approvato all’unanimità alla Camera, il 19 novembre scorso.
Dal testo sparisce la parola “consenso” sostituito dalla “volontà contraria” e viene introdotta la parola “dissenso”: si tratta di un cambio di paradigma ed è il frutto avvelenato di una cultura reazionaria e misogina che tradisce la Convenzione di Istanbul e allonta l’Italia da quella riforma della legislazione che ha portato Spagna, Francia e Svezia a varare leggi che definiscono la violenza sessuale con la mancanza di consenso.
E’ da rilevare anche l’abbassamento delle pene previste dall’attuale legge, da parte di forze politiche di maggioranza con la vocazione a legiferare aumentando pene e sanzioni.
Se questo testo che ci riporta indietro di decenni, diventasse legge, le vittime di violenza sessuale dovranno dimostrare di essersi opposte e di aver detto no!
Dietro il linguaggio ambiguo e confuso di un provvedimento che mette insieme “volontà contraria” e “dissenso” e parla di stupro “a sopresa” – come se solitamente le violenze venissero annunciate – si nasconde un’operazione pericolosa: rimette in discussione un principio fondamentale, ovvero che la violenza sessuale è una violazione della libertà e dell’autodeterminazione delle donne, non un equivoco da interpretare. Questo DDL rimette al centro, il sospetto sulla vittima e le valutazioni morali sul suo comportamento e sulla sua prontezza di reazione alle aggressioni, mentre l’autore della violenza continua a beneficiare di margini di ambiguità.
Non esistono zone grigie nella violenza sessuale. Esiste il consenso delle donne e la loro autodeterminazione e quando queste mancano, c’è violenza. Qualsiasi norma che indebolisca questo principio, legittima la cultura dello stupro, attenua le responsabilità degli autori di violenza, scoraggia le denunce ed espone le donne alla vititmizzazione istituzionale. È una scelta politica reazionaria che fa tabula rasa di dieci anni di giurisprudenza della Cassazione che aveva in più ordinanze definito la violenza sessuale sulla base della mancanza di consenso delle donne.
Chiediamo il ritiro immediato del DDL Bongiorno. Ogni passo indietro sulla definizione e sul riconoscimento dello stupro è una responsabilità politica gravissima. Ci mobiliteremo affinché questo testo venga ritirato.
Referente per la stampa:
Laica Montanari
Presidente Coordinamento dei Centri Antiviolenza dell’Emilia-Romagna

