2 GIUGNO: IL NAZIONALISMO È COMPLICE DELLA VIOLENZA, NON È LA SOLUZIONE

02/06/2021

IL NAZIONALISMO È COMPLICE DELLA VIOLENZA, NON È LA SOLUZIONE

Il Coordinamento dei centri antiviolenza dell’Emilia-Romagna sulla scomparsa e il sospetto femicidio di Saman Abbas

Da giorni ascoltiamo con sdegno e dolore la narrazione della scomparsa e del probabile femicidio di Saman Abbas, giovane donna di origini pachistane sparita a Novellara (RE) dopo aver rifiutato il matrimonio forzato voluto dalla famiglia. La storia di Saman non è una storia isolata, ma è la storia di tante donne e ragazze che quotidianamente combattono contro una società patriarcale che pensa di poter disporre dei loro corpi e delle loro vite. E se all’interno di ogni cultura e società il patriarcato può assumere connotazioni diverse, la matrice è sempre la stessa, e la conosciamo molto bene. Purtroppo, nessuna cultura ne è esente.

Per questo rifiutiamo con forza la narrazione di chi vorrebbe raccontare questa vicenda riferendosi ai valori occidentali e nazionalistici per criminalizzare comunità migranti alimentando forme di razzismo. Allo stesso modo troviamo imbarazzante il silenzio di chi preferisce strumentalizzare “la questione femminile o la violenza maschile“ in campagna elettorale e al contempo ignorare la condizione di doppia oppressione vissuta da tante donne migranti e di seconda generazione; discriminate in quanto donne e migranti. E nemmeno giovano alle donne le politiche securitarie sull’immigrazione.

Come Coordinamento dei centri antiviolenza dell’Emilia-Romagna, ci confrontiamo ogni giorno con donne sopravvissute alla violenza maschile. Parlare della storia di Saman come se fosse un problema culturale estraneo all’Italia non è solo problematico in termini di riconoscimento della pervasività della violenza ma rinforza quel “razzismo istituzionale” che tende ad isolare le donne migranti e di seconda generazione, rendendo ancora più difficili i percorsi di emancipazione/liberazione dalla violenza.

Molto spesso infatti le ragazze come Saman si trovano in condizioni di isolamento all’interno delle proprie comunità ed all’esterno, perché rifiutate dalle stesse, non riconosciute dal paese di accoglienza ed espulse dalle proprie famiglie quando non uccise.

Il Matrimonio forzato è una violenza di genere e una violazione dei diritti umani. Lo affermiamo a gran voce affinché le ragazze possano trovare nelle altre donne e nelle altre femministe dei Centri Antiviolenza alleate per contrastare ed estirpare alla radice anche questa violenza.

La storia di Saman non è certo la storia di una cultura “altra”. SAMAN NON SI È RIBELLATA PER ADERIRE ALLA cultura occidentale. Saman si è rifiutata di sposare un uomo che non aveva scelto. Saman voleva scegliere e disporre della propria vita secondo il suo desiderio. Quale più grande affronto possiamo fare noi donne al potere maschile se non di volere decidere dei nostri corpi e delle nostre vite? Pretesa per la quale molti uomini si sentono in diritto di ucciderci o di abusare di noi.

In casi come quello di Saman il Codice Rosso non può essere la sola risposta. Bastano i dati sulle denunce a dimostrarlo chiaramente: da quando è stato istituito tra il 2019 e il 2020, le denunce di matrimonio forzato sono state 32, di cui 7 archiviate. Il riconoscimento della violenza, anche a livello giuridico, è sempre un passo importante, ma poco vale se non è accompagnata da campagne di sensibilizzazione e percorsi formativi agli/alle operatori/trici di giustizia.

È quindi fondamentale che il contrasto alla violenza avvenga anche a livello culturale, con l’obiettivo di prevenire la violenza, e non solo a punirla.

Come Coordinamento dei centri antiviolenza combattiamo quotidianamente contro la violenza, sostenendo le donne nei percorsi di emancipazione/liberazione e – se lo desiderano – accompagnandole nei percorsi di denuncia.

Storie come quella di Saman e una loro distorta narrazione rischiano di allontanare altre donne dall’accesso ai percorsi di emancipazione/liberazione dalla violenza.

Ne siamo consapevoli, anche in noi ogni notizia di violenze e femminicidi provoca dolore e frustrazione; ma insieme al dolore alimentiamo il desiderio di combattere affinché ogni donna possa essere libera di scegliere della propria vita.

Referenti per la stampa:

Samuela Frigeri, Presidente del Coordinamento dei centri antiviolenza dell’E-R

Cell.: +39 3346152733

Alessandra Davide, Presidente Trama di Terre – Imola

Cell.: +39 338 1539248

Addio ad Angela Romanin, una vita di impegno femminista contro la violenza sulle donne

Bologna, 06/02/2021

ADDIO AD ANGELA ROMANIN, UNA VITA DI IMPEGNO FEMMINISTA CONTRO LA VIOLENZA SULLE DONNE

Il Coordinamento dei centri antiviolenza dell’Emilia-Romagna saluta Angela Romanin

È difficile trovare le parole per scrivere il dolore profondo dettato dalla perdita improvvisa di un’amica, una collega e una compagna. Ed è ancora più difficile scrivere questo comunicato, perché molto spesso era proprio Angela a trovare le parole, ad ascoltare le tante voci che compongono il Coordinamento regionale dei centri antiviolenza e a trovare una sintesi.

Come Coordinamento dei Centri Antiviolenza dell’Emilia-Romagna ci stringiamo intorno alla famiglia di Angela e alle socie, operatrici e volontarie della Casa delle Donne per non subire violenza di Bologna, che con lei hanno condiviso 27 anni di lavoro e di lotte. Angela Romanin non era semplicemente la Presidente del Coordinamento dei Centri Antiviolenza dell’Emilia-Romagna. Angela è stata per tutte noi un punto di riferimento, una voce autorevole ma sempre pronta all’ascolto, e una figura fondamentale dell’impegno femminista per combattere la violenza contro le donne a livello nazionale ed internazionale. 

Angela Romanin è stata una socia storica della Casa delle Donne, con cui ha lavorato dal 1993. È stata colei che ha formato una generazione di operatrici e di volontarie che operano ed hanno operato alla Casa delle Donne e in buona parte dei centri antiviolenza della regione. E’ stata portavoce con le istituzioni per il Coordinamento dei Centri Antiviolenza dell’Emilia-Romagna, di cui era l’attuale Presidente, per la Casa delle Donne di Bologna e all’interno della rete nazionale D.i.Re Donne in Rete contro la violenza. Ha sempre coniugato il lavoro nei percorsi di fuoriuscita dalla violenza agli sforzi di ricerca e comunicazione, nella convinzione che la costruzione di un sapere femminista e delle donne fosse fondamentale per costruire il cambiamento sociale necessario a superare la violenza di genere.

Come hanno scritto le colleghe della Casa delle Donne di Bologna, “Ha dedicato tutta se stessa per fare della formazione un punto di eccellenza della Casa delle donne, nella convinzione che nel lavoro e nell’esperienza di ciascuna operatrice e volontaria fosse custodito un sapere inestimabile e degno di essere trasmesso. Per questo sosteneva che il ruolo della formazione dovesse avere una valenza unitaria e trasversale, oltre che politico-strategica, a cui coniugare l’esperienza unica e originale di ciascuna donna, femminista e operatrice”. 

È proprio per questo che pensiamo che le parole giuste per ricordarla siano quelle delle tante socie, attiviste e operatrici dei centri antiviolenza del Coordinamento regionale. Parole che nascono da esperienze individuali e da voci di singole donne, ma che si uniscono a creare un discorso comune. “Angela è stata per noi un’amica carissima, una donna eccezionale, una professionista preparata e tenace. Una valorosissima compagna e amica. Una donna di grande competenza e umanità, un punto di riferimento per tutte noi. È stata il faro illuminante. Ci ha formate, consigliate e accolte con competenza e pazienza. Angela non è una persona che si può scordare o sostituire facilmente. Mancheranno la sua formazione e il suo impegno. Mancherà la sua rigorosa intelligenza, ma anche la capacità di sorridere. Mancherà lei. Tutte noi abbiamo avuto modo di incontrare Angela nella nostra storia di militanza all’interno dei Centri, tante volte ci siamo confrontare con lei o abbiamo seguito le sue formazioni, abbiamo condiviso le battaglia a fianco e per le donne. Porteremo sempre con noi il suo ricordo ed il suo esempio. 

Vogliamo ricordare Angela e tutte le femministe che, come lei, negli anni hanno prodotto cambiamenti per le donne grazie anche alle battaglie dei centri antiviolenza.

Sulle strade che hanno intrecciato le nostre vite e la nostra sorellanza continueremo a sentirla con noi”.

Coordinamento dei Centri Antiviolenza dell’Emilia-Romagna

• Casa delle donne per non subire violenza – Bologna 

• Sos Donna – Bologna

• Udi – Bologna

• Vivere Donna – Carpi

• SOS Donna Onlus – Faenza 

• Centro Donna Giustizia – Ferrara 

• Trama di Terre – Imola

• Demetra Donne in aiuto Onlus – Lugo 

• Casa delle donne contro la violenza – Modena 

• Centro Antiviolenza Onlus – Parma 

• La Città delle Donne – Piacenza 

• Linea Rosa Onlus – Ravenna 

• Nondasola – Reggio Emilia

• Rompi il silenzio Onlus – Rimini 

• PerLeDonne – Imola