Bologna, 12 maggio 2026
COMUNICATO STAMPA
Femminicidio di Samanta Zironi: i segnali della violenza non possono essere ignorati
Il Coordinamento dei Centri antiviolenza dell’Emilia-Romagna esprime profonda preoccupazione dopo aver appreso dalla stampa la notizia del femminicidio avvenuto a Ferrara e il racconto delle circostanze che lo hanno preceduto.
Se quanto riportato dagli organi di informazione dovesse trovare conferma, non esitiamo a definire quella di Samanta Zironi, assassinata da Vladimiro Lombardo, l’ennesima cronaca di una morte annunciata.
Le istituzioni erano a conoscenza della situazione: secondo quanto riferito dalla stampa, la figlia della donna era stata affidata ai servizi sociali e le forze dell’ordine erano intervenute più volte, su segnalazione dei vicini di casa che sentivano urla provenire dall’abitazione in cui Samanta Zironi viveva con il marito e la figlia.
Le motivazioni che abbiamo letto ci sgomentano: “la donna non aveva voluto denunciare”, “si trattava di litigi”.
‘Sono trascorsi dodici anni dall’entrata in vigore della Convenzione di Istanbul – commenta Laica Montanari, presidente del Coordinamento dei Centri antiviolenza – ma di fronte a simili dichiarazioni sembra di essere all’anno zero. Le forze dell’ordine dovrebbero fare fin dal primo intervento la valutazione del rischio al fine di mettere in sicurezza le donne’.
‘Ci chiediamo anche – continua Laica Montanari – se la situazione di maltrattamento, reato procedibile d’ufficio, sia stata segnalata alla Procura di Ferrara, dato che sussistevano gli elementi per leggere una situazione di violenza e se alla donna sia mai stato proposto di rivolgersi al Centro antiviolenza Donna Giustizia del territorio’.
Qualora la Procura avesse ricevuto una segnalazione, avrebbe potuto avviare indagini, raccogliere testimonianze e disporre misure cautelari, avvalendosi anche del supporto del Centro antiviolenza di Ferrara, che avrebbe potuto accompagnare Samanta Zironi in un percorso di sostegno e fuoriuscita dalla violenza. Si sarebbe potuto mettere in atto quel lavoro di rete tra associazioni e istituzioni che resta spesso, lettera morta.
‘Sempre più spesso – aggiunge Clarice Carassi, consigliera del Coordinamento – assistiamo ad una rete istituzionale che non riconosce o non approfondisce i segnali della violenza maschile contro le donne anche quando agita nel contesto domestico. In questo modo la violenza torna ad essere una questione privata, sottratta allo spazio pubblico e ad un intervento che, necessariamente, deve continuare ad essere sistemico e strutturale’ .
Gli ostacoli che continuano a portare all’assassinio delle donne sono sempre gli stessi: l’incapacità di leggere la violenza nelle relazioni affettive, la tendenza a minimizzarla e a confonderla con il conflitto di coppia, la scarsa conoscenza e applicazione dei protocolli di intervento e l’assenza dell’applicazione dei protocolli quali la valutazione del rischio.
Di fronte a questo ennesimo femminicidio, ci aspettiamo che si faccia formazione e che ci sia coordinamento tra forze dell’ordine , servizi sociali e centri antiviolenza.
Si mettano in campo tutti gli strumenti di prevenzione affinché nessun altro segnale di pericolo venga ignorato.
Referente per la stampa:
Laica Montanari
Presidente Coordinamento dei Centri Antiviolenza dell’Emilia-Romagna
