I Centri antiviolenza dell’Emilia-Romagna esprimono dure critiche al convegno di Modena: «Negare la dimensione di genere della violenza nelle relazioni di intimità è una scelta politica reazionaria»

7 settembre 2026

I Centri antiviolenza dell’Emilia-Romagna esprimono dure critiche al convegno di Modena: «Negare la dimensione di genere della violenza nelle relazioni di intimità è una scelta politica reazionaria»

Il Coordinamento dei Centri antiviolenza dell’Emilia-Romagna esprime dure critiche per la lettura della violenza nelle relazioni di intimità, proposta nel convegno La violenza non ha genere, in programma a Modena il 21 settembre. Un’iniziativa che rischia di negare la dimensione di genere della violenza maschile contro le donne, fenomeno ampiamente documentato da dati statistici, istituzionali e giudiziari nazionali e internazionali.

Definire la violenza nelle relazioni di intimità come una questione priva di una dimensione di genere significa ignorare la natura strutturale e sistemica della violenza maschile contro le donne. I dati ufficiali dell’ISTAT, del Ministero dell’Interno e delle Nazioni Unite confermano come la maggior parte di specifiche forme di violenza — quali stalking, maltrattamenti in famiglia e violenza sessuale — veda le donne largamente rappresentate tra le vittime e gli uomini tra gli autori. Nei casi più estremi, tale dinamica si manifesta nei femminicidi.

«Riteniamo che la scelta di organizzare questo convegno costituisca una precisa scelta politica. Rifiutare la dimensione di genere della violenza non è un’opinione neutrale, e tantomeno una lettura “innovativa e alternativa” della violenza nelle relazioni di intimità e rappresenta piuttosto la lettura reazionaria di chi intende delegittimare la Convenzione di Istanbul e la Cedaw e cancellare decenni di lavoro per fare emergere il fenomeno. Si tratta anche di una negazione deliberata della realtà che nei centri antiviolenza affrontiamo tutti i giorni con lo scopo di cancellare la matrice sociale e culturale del fenomeno», dichiara Rossella Mariuz, vicepresidente del Coordinamento – «Nessuno nega che la violenza possa manifestarsi in forme diverse e colpire chiunque, compresi gli uomini, ma equiparare dinamiche differenti equivale a negare le radici patriarcali e le asimmetrie di potere che alimentano la violenza contro le donne. Per combattere un problema alla radice, è indispensabile leggerlo senza mistificazioni o manipolazioni. Troviamo peraltro singolare la miopia degli organizzatori del convegno che dimenticano un dato inequivocabile: gli uomini sono vittime di violenze e omicidi commessi in stragrande maggioranza da altri uomini».

Sostenere che la violenza nelle relazioni di intimità sia un fenomeno indistinto e simmetrico tra uomini e donne rischia di ostacolare il lavoro dei centri antiviolenza, depotenziare le politiche pubbliche di prevenzione del femminicidio e privare le vittime di strumenti di tutela mirati.

È quindi necessaria un’assunzione di responsabilità da parte delle istituzioni, dell’opinione pubblica e della comunità professionale di psicoterapeuti e psicoanalisti, superando letture della violenza come reazione a comportamenti delle donne e contrastando ogni arretramento nell’analisi e nella prevenzione della violenza di genere.

Particolare preoccupazione desta anche l’impostazione degli interventi del convegno, che rischia di ridurre la violenza a una disfunzione relazionale o a un conflitto tra parti equivalenti, trascurando squilibri di potere, dinamiche di controllo e responsabilità di chi agisce la violenza. Tali letture possono favorire processi di vittimizzazione secondaria e istituzionale ai danni delle donne che denunciano gli abusi subiti.

Critiche anche alle scelte iconografiche della locandina, nella quale la figura femminile è rappresentata attraverso le immagini di una sirena e di un’arpia. Una rappresentazione che rischia di riproporre stereotipi misogini e un immaginario che contribuisce a legittimare la violenza contro le donne.

È indispensabile riaffermare la necessità di un approccio rigoroso e responsabile, fondato sulla raccolta di dati statistici e sulla consapevolezza delle specificità della violenza maschile contro le donne. Riconoscere la dimensione di genere della violenza non significa affatto negare che essa possa colpire chiunque, ma vuol dire non mettere in campo distorsioni e  mistificazioni  che rischiano di rendere invisibili le dinamiche strutturali e gli squilibri di potere che è necessario comprendere e contrastare. In poche parole serve ad ostacolare quel cambiamento culturale al quale lavoriamo da anni e che esige la partecipazione delle Istituzioni, dei media,  delle associazioni e della società sulla base della adesione dell’Italia alla Convenzione di Istanbul, ratificata dal parlamento il 27 giugno 2013.