«Chi tollera questi gruppi normalizza l’odio»: il Coordinamento dei Centri antiviolenza dell’Emilia-Romagna accusa Meta e le istituzioni

Bologna, 25 giugno 2026

COMUNICATO STAMPA

«Chi tollera questi gruppi normalizza l’odio»: il Coordinamento dei Centri antiviolenza dell’Emilia-Romagna accusa Meta e le istituzioni

Il Coordinamento dei Centri antiviolenza dell’Emilia-Romagna invita a segnalare su fb la pagina “Meglio una di meno che una femminista di troppo” e denuncia l’inerzia di Meta nel contrasto all’odio per le donne.

Mentre Meta promuove le policy su “community standards” e “sicurezza”, sulle sue piattaforme si consuma indisturbata una sistematica campagna d’odio contro le donne.
La proliferazione di gruppi, pagine e chat in cui l’odio nei confronti delle donne viene amplificato e normalizzato, sono spazi digitali in cui si teorizza lo stupro, si condividono immagini senza il consenso delle dirette interessate e si calpestano i diritti delle donne. È un fenomeno che deve essere attentamente monitorato.

Da quei gruppi partono shit-storm sulle pagine di attiviste, associazioni femministe o rappresentanti politiche con contenuti che minacciano di morte o stupro.
L’ultimo, gravissimo episodio riguarda una pagina Facebook che conta oltre 50 mila iscritti: un gruppo intitolato ‘Meglio una di meno che una femminista di troppo’. Un titolo che deride, distorcendolo, lo slogan del movimento “Non una di meno” nato contro il femminicidio e rappresenta un segnale che non può essere ignorato.

Liquidare tutto questo come “ironia”, “meme” o “semplice provocazione” è inaccettabile. Associare la morte di una donna alle sue rivendicazioni di uguaglianza e diritti significa legittimare la violenza e armare culturalmente un contesto sociale dove le tensioni rischiano di tradursi in violenze.

“È inammissibile – dice Laica Montanari, presidente del Coordinamento – che Meta respinga sistematicamente le centinaia di segnalazioni, rispondendo che tali contenuti “non violano gli standard della community”. Dimostrando di non voler contrastare l’odio, anteponendo il traffico e le interazioni alla sicurezza reale delle persone.
Lo Stato e le autorità competenti stanno sottovalutando la portata della violenza digitale contro donne, migranti e persone lgbt. Liquidare l’odio online come un fenomeno virtuale isolato è un errore: il linguaggio costruisce la realtà e questo clima di impunità sta normalizzando il disprezzo verso il genere femminile”.

‘Chiunque partecipi, giustifichi o tolleri la presenza di questi gruppi sta attivamente contribuendo a creare una società in cui la donna è considerata un bersaglio legittimo di scherno e ostilità e odio come hanno già documentato le indagini sulla Piramide dell’odio’.

Il Coordinamento chiede che non sia lasciato spazio a queste piattaforme che monetizzano l’odio per le donne e alimentano un clima sociale pericoloso e intollerabile.

Referente per la stampa:

Laica Montanari

Presidente Coordinamento dei Centri Antiviolenza dell’Emilia-Romagna