Il voltafaccia della coalizione di destra sulla modifica del reato di violenza sessuale è un’offesa alle donne

Bologna, 27 novembre 2025

IL VOLTAFACCIA DELLA COALIZIONE DI DESTRA SULLA MODIFICA DEL REATO DI VIOLENZA SESSUALE È UN’OFFESA ALLE DONNE

Il Coordinamento dei Centri antiviolenza esprime la propria profonda indignazione e delusione per il comportamento della coalizione di destra che ha bloccato la modifica della legge sulla violenza sessuale, un passo fondamentale per il rispetto e la tutela dei diritti delle donne. La Lega e il Ministro Salvini, con una mossa sorprendente, hanno respinto, proprio nella Giornata contro la Violenza sulle Donne, il disegno di legge sulla violenza sessuale.

La lega ha inaspettatamente deciso di fare un passo indietro, interrompendo un percorso legislativo che avrebbe introdotto un concetto chiaro e imprescindibile: il consenso deve essere libero, esplicito e sempre attuale. Un testo che, alla Camera dei deputati, era stato approvato all’unanimità, ma che oggi, a causa di resistenze politiche e culturali, è stato bocciato. 

La scusa avanzata dalla Lega e i dai suoi alleati (Fratelli d’Italia e Forza Italia) è quella di apportare “migliorie”, ma è probabile che il testo di legge o venga affossato o ne esca depotenziato. Una delle parti del testo che dovrebbe essere modificato è quello che si riferisce al consenso come “attuale” ovvero si vuole negare alle donne, la libertà di decidere del proprio corpo, e di poter revocare il consenso. La Ministra Roccella cerca di giustificare questa battuta d’arresto parlando di dubbi tecnici sull’onere della prova, ma è evidente che la causa di questa fermata risiede in radicate resistenze culturali e in giochi di partito, che sembrano aver prevalso, soprattutto alla luce del deludente risultato elettorale di Fratelli d’Italia alle regionali. 

Le donne italiane hanno atteso venti anni affinché la legge sulla violenza sessuale venisse modificata, passando da una definizione che considerava lo stupro un crimine contro la morale a una che riconosceva che la violenza sessuale fosse un crimine contro la persona. Ci chiediamo: quanto dovremo aspettare ancora per vedere riconosciuto il principio fondamentale, ovvero che un rapporto sessuale debba essere sempre consensuale?

Ancor più gravi e offensive sono le affermazioni del Ministro Salvini, che paventa il rischio di intasare i tribunali con denunce “strumentali e vendicative”. Queste dichiarazioni non solo sono distorte, ma ignorano la realtà dei fatti: i dati Istat sono inequivocabili. Una donna su otto ha subito una qualche forma di violenza sessuale, e solo il 10% delle vittime si rivolge alle autorità competenti. L’80% delle donne preferisce tacere, per paura di non essere creduta, di subire ulteriori umiliazioni o di affrontare un processo che le colpevolizzino per non aver saputo reagire ad uno stupro. 

Quello che la coalizione di destra sta cercando di proteggere non è la giustizia, ma il silenzio e l’impunità che circondano la violenza sessuale, un fenomeno che continua a essere sommerso dalla paura delle vittime di essere esposte a processi in cui potrebbero subire l’umiliazione di decine di domande invasive. La paura di una “pioggia di calunnie” è in realtà il timore che, grazie a una legge che finalmente riconosce il consenso, le donne possano sentirsi più protette e fiduciose nel rivolgersi alla giustizia.

Questa battuta d’arresto è un passo indietro non solo per la giustizia, ma per la civiltà. La violenza sessuale è un fenomeno trasversale, che riguarda tutte le classi sociali, le nazionalità e le appartenenze religiose. Non è accettabile che la politica continui a minimizzare un crimine così grave, a meno che non venga commesso da qualcuno che rientra in un determinato gruppo, emarginati o immigrati, come se la cultura dello stupro potesse essere limitata a determinate categorie. La cultura dello stupro è trasversale e non conosce confini e, l’abbiamo visto proprio in questi giorni, è profondamente radicata nel nostro Paese dal momento che il consenso delle donne, se nominato in un testo di legge, suscita paura.

Le donne non possono più aspettare.

Referente per la stampa:

Laica Montanari

Presidente Coordinamento dei Centri Antiviolenza dell’Emilia-Romagna

25 novembre: Aumentano le richieste d’aiuto, ma le istituzioni restano indietro

Bologna, 22 novembre 2025

Comunicato Stampa

Aumentano le richieste d’aiuto, ma le istituzioni restano indietro

Nel 2025 cresce il numero di donne che si rivolgono ai Centri Antiviolenza del Coordinamento, mentre le risorse rimangono insufficienti. Le Case rifugio in alcune province sono poche e scarsamente finanziate e in alcuni territori della regione, può accadere che le donne vengano ospitate temporaneamente in strutture alberghiere, isolate e senza una relazione costante con un centro antiviolenza. Situazioni che possono comportare rischi per la loro sicurezza e quella dei figli.

La centralità del lavoro del Centro antiviolenza nell’accoglienza delle donne e la costruzione dei loro progetti di autonomia nel rispetto del principio di autodeterminazione, viene sottovalutata dalle istituzioni che non ne valorizzano l’importanza. I percorsi legali, il sostegno psicologico, l’elaborazione della violenza, l’empowerment delle donne, riguardano un insieme di interventi svolti al Centro antiviolenza dove le operatrici accompagnano a 360 gradi tutte le donne accolte.   Le istituzioni mantengono un approccio emergenziale alla violenza e pensano a soluzioni tempestive e alla protezione immediata nelle strutture senza considerare che le donne devono riprogettare il proprio futuro. Si tratta di un interventi complessi realizzati dal Centro antiviolenza che necessitano di maggiori risorse finanziarie. Un lavoro che viene svolto dalle operatrici con tutte le donne accolte, sia che scelgano di entrare in una casa rifugio oppure no.

Le criticità non finiscono qui. Persiste il rischio di vittimizzazione istituzionale.  La ricerca La risposta della giustizia familiare agli abusi domestici di Shazia Choudry mostra inoltre come nel sistema giudiziario permangano diffidenza verso le denunce delle donne e contatti forzati tra bambini e genitori violenti.

Laica Montanari, presidente del Coordinamento, dichiara:
“La violenza si combatte investendo nelle autonomie femminili, non con l’assistenzialismo. Senza formazione, risorse e cambiamento culturale, i femminicidi non diminuiranno. Non è un destino inevitabile, è frutto di scelte politiche.”

I femminicidi di Pamela Genini e Jessica Strapazzollo confermano l’urgenza di formazione per personale sanitario, forze dell’ordine e servizi territoriali, oltre al rafforzamento dei dispositivi di protezione, come i braccialetti elettronici.

Il Coordinamento ribadisce che i Centri Antiviolenza sono presìdi indispensabili per la libertà e la sicurezza delle donne, grazie a un approccio femminista e politico che punta alle cause strutturali della violenza.

DATI COORDINAMENTO 

DAL 1 GENNAIO AL 31 OTTOBRE 2025

Le donne che si sono rivolte ai 15 Centri antiviolenza del Coordinamento regionale dal 1 gennaio al 31 ottobre 2025 sono state complessivamente 4958, un numero che supera di 223 unità quelle accolte nel 2024, che erano state 4735 (nel 2025 +5%). 

Fra di esse le donne vittime di violenza sono state 4620 pari al 93,2% di tutte le donne accolte; 135 donne, il 2,7%, hanno chiamato per ragioni diverse; di 203 donne, il 4,1%, non si è potuto verificare se fossero state vittime di violenza.

Coloro che per la prima volta nel periodo indicato si sono rivolte ad un Centro antiviolenza del Coordinamento sono state 3078, pari al 66,6% di tutte le donne accolte che hanno subito violenza; mentre le donne in percorso da anni precedenti sono state in totale 1542, pari al 33,4%.

Se consideriamo lo stesso arco temporale del 2023, l’aumento delle donne accolte risulta più evidente essendo pari a +15 punti percentuali (+613 donne). Nel 2023 erano state infatti 4007 le donne accolte che avevano subito violenza, un aumento che riguarda sia le donne nuove che le donne in percorso da anni precedenti.

Si conferma il trend positivo di crescita delle richieste di aiuto rivolto dalle donne vittime di violenza ai Centri antiviolenza del Coordinamento regionale, confermando il processo di emersione in atto del fenomeno. Sappiamo, infatti, che le donne accolte dai Centri antiviolenza rappresentano solo la punta di un iceberg, che i dati dell’ISTAT del 2015  attestano intorno al 4,9%, di tutte coloro che hanno subito violenza. Rispetto al bisogno di aiuto delle donne, i Centri antiviolenza rimangono quindi una risorsa fondamentale, riconosciuta e riconoscibile ma al contempo a tutt’oggi estremamente scarsa.

Considerando solo le donne nuove che hanno subito violenza, le donne nate in Italia al 31/10/2025 sono state 1922 e risultano pari al 64,9%; le donne provenienti da altri paesi sono state 1040 e rappresentano il 35,1% delle donne nuove accolte che hanno subito violenza. 

Le donne con figli/e sono state 1997, pari al 69,8%;le donne senza figli/e 862, il 30,2%. Sono dati che si discostano di poco – aumentano di 2 punti percentuali le donne  con figli/e – rispetto a quanto rilevato nel corso dello scorso anno.

Dal 1 gennai al 31 ottobre 2025, le donne con figli/e che hanno subito violenza diretta o indiretta sono state 1350, pari al 67,6% di tutte le donne accolte con figli/e; i figli/e che hanno subito violenza diretta o assistita sono stati, 2360 pari al 65,5% di tutti i/le figli/e delle donne accolte, in totale 3605. Un dato che registra un aumento di circa 13 punti percentuali rispetto al 2023: nel 2023 infatti i figli/e delle donne accolte vittime dirette o indirette di violenza sono stati 1566 pari al 52%. 

Per quanto riguarda le tipologie di violenza subita, spesso plurime e contestuali – ricordiamo infatti che la tipologia di autore di gran lunga prevalente fra le donne accolte dai centri è quella del partner o ex partner –  nell’arco di tempo considerato le donne che hanno subito violenza fisica sono state il 59,8% (1842 donne) in leggero aumento rispetto all’anno precedente (erano state infatti il 58,4% di tutte le donne accolte); coloro che hanno subito violenza economica sono state il 39,7% (1223 donne), con un aumento di 5 punti percentuali rispetto all’anno precedente (erano state infatti il 35,4%); le donne che hanno subito violenza sessuale hanno raggiunto il 18,5% (569 donne) erano state pari al 17,4% del 2024, quindi in leggero aumento; le donne che hanno subito violenza psicologica il 91,4% (2812 donne)  una percentuale del tutto simile a quella  dell’anno precedente, pari al 91,3%

Considerando ogni tipo di ospitalità, anche le ospitalità in emergenza, presso strutture autogestite dai Centri o in convenzione e le ospitalità in semiautonomia, le donne ospitate dal 1° gennaio al 31 ottobre 2025 sono state 402, i figli/e che le hanno accompagnate sono stati 363 per un totale di 765 donne e bambine/i. Le notti di ospitalità sono state complessivamente 60826; in media 79,4 notti a donna/figlio/a.

Considerando le singole tipologie di ospitalità, che rispondono a finalità diverse: – Un luogo protetto e sicuro in situazioni di crisi e quindi di emergenza: le donne ospitate in emergenza, a causa della situazione di violenza, sono state 260, i figli/e 220 per un totale di 480 donne/figli/e ospitati; in media 20 notti a donna figlio/a; – Un luogo protetto e sicuro a indirizzo segreto, da raggiungere attraverso una strategia programmata di uscita dalla situazione di violenza: le donne ospitate nelle case rifugio sono state 176, i figli/e 153, per un totale di 329 donne/figli/e ospitati, in media per 131,3 notti; – Un luogo con meno vincoli perché la pericolosità è scemata e si può tornare ad una situazione di maggiore “normalità”: le donne ospitate in semiautonomia (alloggi di transizione) sono state 16 con 17 figli/e, in totale 33 donne e figli/e, ospitati in media per 247,8 notti.

Referente per la stampa:

Laica Montanari

Presidente Coordinamento dei Centri Antiviolenza dell’Emilia-Romagna