Di lavoro di cura si può morire. La morte di Monica Canepari per mano del padre affetto dademenza senile deve farci riflettere

Bologna, 5 gennaio 2026

Di lavoro di cura si può morire. La morte di Monica Canepari per mano del padre affetto da
demenza senile deve farci riflettere


Ancora una volta si parla di “tragedia familiare” e si invoca il silenzio ma Monica Canepari è stata
uccisa a Castelnuovo Rangone, in provincia di Modena. In questo caso, una figlia che si
prendeva cura dei genitori anziani, entrambi affetti da una malattia degenerativa. Al padre, pochi
mesi fa, era stata sequestrata un’arma regolarmente detenuta proprio a causa delle sue condizioni
di salute.


Come Coordinamento dei Centri Antiviolenza dell’Emilia-Romagna scegliamo di prendere la
parola, perché quanto accaduto non può essere liquidato come un evento imprevedibile o come
una fatalità.
È un fatto che si inserisce in un contesto sociale e culturale preciso, ancora una volta
attraversato da ruoli di genere e da una sistematica attribuzione alle donne del lavoro di cura,
anche in condizioni di grave rischio e fragilità. In Italia gli anziani rappresentano un quarto della
popolazione e circa 4 milioni necessitano di cure. Le violenze da parte di caregiver famigliari o in
strutture, la dipendenza dall’alcol o dal gioco come risposta alla solitudine, rappresentano
vulnerabilità che riguardano anche uomini anziani ma è fondamentale affrontare il problema
attraverso un ottica di genere perché la ricaduta delle asimmetrie che colpiscono uomini e donne
nel corso della vita persistono e si aggravano anche nella terza età.


La violenza contro le donne non si ferma con l’età. Alcuni studi stimano che almeno il 10% delle
donne over 60 abbia subito un episodio di violenza familiare negli ultimi cinque anni. I Centri
Antiviolenza accolgono ogni anno donne anziane che subiscono violenza da figli con patologie
psichiatriche o da mariti anziani affetti da malattie degenerative. In altri casi, sono figlie non più
giovani, come in questa vicenda, a subire violenze da genitori anziani. Vi sono inoltre donne che
hanno subito maltrattamenti per tutta la vita da parte dello stesso partner, violenze che continuano
anche nella terza età.


La violenza nei confronti delle donne anziane, chiamate a svolgere il lavoro di cura agli autori di
violenza anche quando avrebbero diritto a ricevere assistenza, non è oggetto di studi adeguati né
di politiche strutturate
. Le rilevazioni statistiche spesso si fermano alla fascia d’età dei 65–70 anni,
mentre le politiche pubbliche continuano a ridurre il welfare, chiedendo implicitamente alle donne
di sostituirlo con un lavoro di cura gratuito, privato e invisibile.


Le donne anziane, pur vivendo più a lungo, sono meno autonome dal punto di vista economico,
soffrono di più patologie con una qualità della vita mediamente inferiore a quella degli uomini.
Eppure sono proprio loro a cui si chiede di svolgere il lavoro di cura per tutta la vita, anche a costo
della propria salute e, come dimostra questo caso, della propria stessa sicurezza.


Di lavoro di cura si può morire. Continuare a non riconoscerlo, a non nominarlo e a non costruire
risposte politiche adeguate significa rendere queste morti socialmente tollerabili. E questo non
deve più essere tollerato.

Referente per la stampa:

Laica Montanari

Presidente Coordinamento dei Centri Antiviolenza dell’Emilia-Romagna

Violenza domestica: necessaria chiarezza politica sul caso del sindaco di Cervia

Bologna, 23 dicembre 2025

Comunicato Stampa

Violenza domestica: necessaria chiarezza politica sul caso del sindaco di Cervia

Alla luce delle notizie emerse nelle ultime ore, riteniamo doveroso esprimere una posizione chiara e netta in merito alla vicenda che coinvolge il sindaco di Cervia, Mattia Missiroli, attualmente indagato per i reati di maltrattamenti e lesioni nei confronti della moglie, in seguito all’attivazione del Codice Rosso avvenuta il 5 dicembre scorso.

Secondo quanto riportato, la donna si era rivolta al pronto soccorso per ricevere cure mediche, dove le sono stati refertati sette giorni di prognosi. Sulla stampa sono inoltre emerse notizie relative a precedenti richieste di aiuto da parte della stessa negli anni passati.

Pur nel pieno rispetto del principio di presunzione di innocenza e del diritto di Mattia Missiroli di difendersi nel procedimento giudiziario in corso — nel quale avrà modo di far valere la propria dichiarazione di estraneità ai fatti — riteniamo che, in considerazione  di un’accusa di violenza familiare, sia comunque opportuno, a prescindere dall’iter giudiziario, un passo indietro da parte del sindaco. Un primo cittadino rappresenta infatti un’intera comunità.

Ci preoccupano le dichiarazioni del Presidente della Regione, Michele De Pascale, che ha definito la vicenda “molto dolorosa” parlando di “riflessioni di carattere penale e giuridico che si intrecciano” per poi concludere che “è necessario tenere distinti i piani” e che l’aspetto penale e quello politico “non hanno la stessa dinamica”.

Al presidente della Regione chiediamo di uscire dall’ambiguità e chiediamo chiarezza e coerenza, proprio in considerazione del fatto che in più occasioni ha dichiarato di voler mettere al centro della propria agenda politica il contrasto alla violenza maschile contro le donne.

La violenza contro le donne è un fenomeno trasversale che riguarda tutti i ceti sociali e, quando le accuse coinvolgono il primo cittadino di un Comune, non si può perdere di vista la centralità della testimonianza delle vittime che devono essere sostenute senza se e senza ma, anche quando gli uomini accusati di violenza ricoprono ruoli politici di rilievo.

Referente per la stampa:

Laica Montanari

Presidente Coordinamento dei Centri Antiviolenza dell’Emilia-Romagna 

DATI

I dati sulle donne accolte da 15 centri antiviolenza della nostra Regione sono raccolti dal Gruppo Osservatorio del Coordinamento dei centri antiviolenza dell’Emilia-Romagna. more “DATI”