DDL Valditara su consenso informato: un attacco alla prevenzione della violenza contro le donne e all’autonomia della  scuola

Bologna, 5 giugno 2026

DDL Valditara su consenso informato: un attacco alla prevenzione della violenza contro le donne e all’autonomia della  scuola

Il Coordinamento dei Centri antiviolenza dell’Emilia-Romagna, eprime dure critiche  al ddl Valditara sul consenso informato a scuola in tema di prevenzione all’educazione sessuo-affettiva. 

“Non esitiamo a definirlo  un attacco alla prevenzione della violenza contro le donne – ha dichiarato la presidente Laica Montanari –  teso a impedire o ad ostacolare quel cambiamento culturale che è necessario  per rimuovere le radici culturali e sociali della violenza contro le donne e realizzare ogni forma di prevenzione. Dietro la retorica del “diritto delle famiglie a scegliere” si nasconde – dice Laica Montanari –  un’operazione politica e culturale ben precisa: ridurre gli spazi di discussione sull’educazione sessuale e affettiva, ostacolare i percorsi di prevenzione e riportare temi come la violenza contro le donne e altre soggettività fuori dal dibattito pubblico e dentro la sfera privata. Tutto nella logica di difendere, a prescindere,  l’istituzione famiglia come qualcosa di ideale e astratto, quando sappiamo bene quanto le famiglie possano essere proprio i luoghi dove la violenza viene esercitata e vengano veicolati contenuti di odio e pregiudizio sessista, omofobo, razzista. Non esiste la  libertà di educare i figli all’odio o alla discriminazione nei confronti di  persone giudicate “non normali o deumanizzate in quanto migranti”.  

Il Paese è attraversato da un clima di intolleranza crescente che sta normalizzando pregiudizi che credevamo di aver superato.  I discorsi di odio non restano confinati sui social — sdoganati da anni anche nel discorso politico — ma si concretizzano nei contesti quotidiani e familiari, e trovano ulteriore conferma in una crescente violenza giovanile. La scelta di ostacolare l’ingresso nelle scuole a chi lavora per contrastare questi fenomeni, è un atto aggressivo volto a indebolire  gli strumenti culturali ed educativi necessari per affrontare la violenza misogina, omofoba e razzista. 

Da anni i centri antiviolenza insistono su un punto fondamentale: la violenza contro le donne non avviene per caso, non è l’esito di singole patologie individuali e non è confinata all’interno di famiglie emarginate o “problematiche”. È un fenomeno strutturale che affonda le sue radici in una cultura misogina che assegna ruoli, gerarchie e rapporti di potere differenti a uomini e donne.

Per questo la prevenzione passa necessariamente da un cambiamento culturale. È fondamentale insegnare il rispetto dell’identità dell’altro e dell’altra, il valore del consenso nella sessualità e il fatto che la libertà delle donne si difende contrastando pregiudizi e stereotipi.

Il DDL Valditara rischia di minare tutti gli sforzi fatti per contribuire ad un cambiamento culturale innalzando una cortina di ostacoli burocratici attorno all’educazione sessuoaffettiva esercitando un controllo su chi potrà entrare nelle scuole.

È paradossale che si alimentino diffidenze e campagne ideologiche contro chi lavora per il rispetto dei diritti delle persone discriminate. In questo clima, è evidente che parlare di affettività, consenso, sessualità e parità tra uomini e donne, venga considerato da Valditara come qualcosa di controverso o addirittura pericoloso. Così si restringe concretamente lo spazio della prevenzione.

A nostro avviso, il messaggio culturale sottostante è chiaro: si torna a considerare la violenza di genere come un problema che non deve essere affrontato politicamente e socialmente ma da confinare nella dimensione privata, come un fenomeno di cui discutere il meno possibile, soprattutto nei luoghi in cui si formano le coscienze delle nuove generazioni.

Per questo chiediamo il ritiro delle misure che limitano la libertà e l’autonomia educativa delle scuole e rivendichiamo con forza il diritto delle giovani generazioni a ricevere una formazione completa, libera da censure ideologiche e capace di affrontare i grandi cambiamenti  del nostro tempo.

La scuola deve dare agli studenti e alle studentesse gli strumenti per affrontare la realtà, non di voltarsi dall’altra parte.

Ogni volta che si impedisce di nominare un problema, non si protegge nessuno: si rafforza il sistema di potere che continua a generare quel problema.

Referente per la stampa:

Laica Montanari

Presidente Coordinamento dei Centri Antiviolenza dell’Emilia-Romagna

Femminicidio di Samanta Zironi: i segnali della violenza non possono essere ignorati

Bologna, 12 maggio 2026

COMUNICATO STAMPA

Femminicidio di Samanta Zironi: i segnali della violenza non possono essere ignorati

Il Coordinamento dei Centri antiviolenza dell’Emilia-Romagna esprime profonda preoccupazione dopo aver appreso dalla stampa la notizia del femminicidio avvenuto a Ferrara e il racconto delle circostanze che lo hanno preceduto.

Se quanto riportato dagli organi di informazione dovesse trovare conferma, non esitiamo a definire quella di Samanta Zironi, assassinata da Vladimiro Lombardo, l’ennesima cronaca di una morte annunciata.

Le istituzioni erano a conoscenza della situazione: secondo quanto riferito dalla stampa, la figlia della donna era stata affidata ai servizi sociali e le forze dell’ordine erano intervenute più volte, su segnalazione dei vicini di casa che sentivano urla provenire dall’abitazione in cui Samanta Zironi viveva con il marito e la figlia. 

Le motivazioni che abbiamo letto ci sgomentano: “la donna non aveva voluto denunciare”, “si trattava di litigi”. 

‘Sono trascorsi dodici anni dall’entrata in vigore della Convenzione di Istanbul – commenta Laica Montanari, presidente del Coordinamento dei Centri antiviolenza – ma di fronte a simili dichiarazioni sembra di essere all’anno zero. Le forze dell’ordine dovrebbero fare fin dal primo intervento la valutazione del rischio al fine di mettere in sicurezza le donne’. 
‘Ci chiediamo anche – continua Laica Montanari – se la situazione di maltrattamento, reato procedibile d’ufficio, sia stata segnalata alla Procura di Ferrara, dato che sussistevano gli elementi per leggere una situazione di violenza e se alla donna sia mai stato proposto di rivolgersi al Centro antiviolenza Donna Giustizia del territorio’. 

Qualora la Procura avesse ricevuto una segnalazione, avrebbe potuto avviare indagini, raccogliere testimonianze e disporre misure cautelari, avvalendosi anche del supporto del Centro antiviolenza di Ferrara, che avrebbe potuto accompagnare Samanta Zironi in un percorso di sostegno e fuoriuscita dalla violenza. Si sarebbe potuto mettere in atto quel lavoro di rete tra associazioni e istituzioni che resta spesso, lettera morta. 

‘Sempre più spesso – aggiunge Clarice Carassi, consigliera del Coordinamento – assistiamo ad una rete istituzionale che non riconosce o non approfondisce i segnali della violenza maschile contro le donne anche quando agita nel contesto domestico. In questo modo la violenza torna ad essere una questione privata, sottratta allo spazio pubblico e ad un intervento che, necessariamente, deve continuare ad essere sistemico e strutturale’ . 

Gli ostacoli che continuano a portare all’assassinio delle donne sono sempre gli stessi: l’incapacità di leggere la violenza nelle relazioni affettive, la tendenza a minimizzarla e a confonderla con il conflitto di coppia, la scarsa conoscenza e applicazione dei protocolli di intervento e l’assenza dell’applicazione dei protocolli quali la valutazione del rischio.

Di fronte a questo ennesimo femminicidio, ci aspettiamo che si faccia formazione e che ci sia coordinamento tra forze dell’ordine , servizi sociali e centri antiviolenza. 
Si mettano in campo tutti gli strumenti di prevenzione affinché nessun altro segnale di pericolo venga ignorato.

Referente per la stampa:

Laica Montanari

Presidente Coordinamento dei Centri Antiviolenza dell’Emilia-Romagna