Quattro anni di governo Meloni: la parità di genere in Italia resta una promessa non mantenuta

Bologna, 8 marzo 2026

COMUNICATO STAMPA

Quattro anni di governo Meloni: la parità di genere in Italia resta una promessa non mantenuta

Nella Giornata internazionale della donna, l’Italia deve fare i conti con dati e politiche che evidenziano un arretramento sul fronte dei diritti delle donne.
Il Coordinamento dei Centri antiviolenza dell’Emilia-Romagna, in occasione della Giornata internazionale della donna, esprime forte preoccupazione di fronte all’aumento della povertà delle donne e all’aumento delle disparità di genere avallate dalle politiche del governo Meloni.

Per la prima volta l’Italia è governata da una donna: il bilancio delle politiche di genere non può più essere rinviato. I dati parlano chiaro: nel Global Gender Gap 2025 l’Italia è al 79° posto su 148 Paesi, restando in posizione invariata rispetto al 2024. Il tasso di occupazione femminile rimane tra i più bassi d’Europa, fermo al 57%, con un divario di oltre 17 punti rispetto agli uomini. Nonostante ciò, le donne sembrano scomparse dall’agenda politica della Presidenza del Consiglio guidata da Giorgia Meloni.
Il governo non ha introdotto interventi strutturali per ridurre le disuguaglianze e contrastare le discriminazioni. Le quote rosa, strumenti temporanei pensati per riequilibrare la rappresentanza nei luoghi decisionali, sono state duramente criticate e osteggiate. Allo stesso modo, sul fronte dei diritti riproduttivi, non è stato affrontato il problema dell’alto tasso di obiezione di coscienza in materia di aborto e la legge 194 è, di fatto, difficile da applicare in molte strutture sanitarie.

Sul piano lavorativo e previdenziale, il governo ha cancellato l’Opzione Donna, limitando l’accesso alla pensione anticipata e ignorando il peso del lavoro di cura non retribuito, che grava soprattutto sulle donne. Allo stesso tempo, è stato bocciato il ddl Schlein sul congedo parentale paritario, rinviando ancora una volta una misura fondamentale per il riequilibrio delle responsabilità familiari tra madri e padri.

La visione della società proposta dalla maggioranza appare ancorata a modelli tradizionali, in cui alle donne viene assegnato principalmente il ruolo di cura e riproduzione. Questo arretramento si riflette anche nei servizi per l’infanzia: la copertura degli asili nido rimane nettamente al di sotto dell’obiettivo europeo del 45%, con punte del 10-15% nelle regioni del Sud. Parallelamente, l’aumento dell’IVA su beni essenziali per l’infanzia colpisce in primo luogo le famiglie e le donne.

Non meno preoccupante è la strumentalizzazione politica della violenza contro le donne: la narrazione proposta dal governo e da Fratelli d’Italia ha spesso trasformato la violenza in uno strumento di propaganda, distorcendo la percezione del fenomeno come problema strutturale della società.
«Il post pubblicato da Fratelli d’Italia giovedì – dice Laica Montanari, presidente del Coordinamento – strumentalizza la violenza sessuale per attaccare la magistratura e invitare a votare sì al referendum del prossimo 22 marzo. Non è la prima volta che questa maggioranza utilizza una questione così delicata a fini di propaganda di partito. Il rispetto che hanno per le donne si è rivelato anche nel tradimento del testo di modifica dell’articolo 609-bis, che definiva lo stupro come assenza di consenso. Il 15 e il 28 febbraio eravamo in piazza a manifestare perché si fermi il ddl Bongiorno che, al contrario, ha introdotto il dissenso».

Dobbiamo concludere con un giudizio negativo, consapevoli che una donna a capo del governo non garantisce, automaticamente, politiche a favore di tutte le donne.

L’Italia deve affrontare con urgenza disuguaglianze profonde, ritardi strutturali e ostacoli sistemici per garantire pari opportunità e diritti concreti.
«In un contesto socio-economico come questo, e con le guerre alle porte che mietono vite e hanno ricadute sull’economia – conclude Laica Montanari – siamo estremamente preoccupate per le popolazioni che muoiono sotto i bombardamenti. Ci chiediamo anche quanto i percorsi di uscita dalla violenza delle donne diventeranno difficili, in una società di donne sempre più povere e schiacciate dal peso del lavoro di cura»

Referente per la stampa:

Laica Montanari

Presidente Coordinamento dei Centri Antiviolenza dell’Emilia-Romagna