CONTRO LA GUERRA E IL SESSISMO: UN 8 MARZO DI LOTTA

07/03/2022

CONTRO LA GUERRA E IL SESSISMO: UN 8 MARZO DI LOTTA

In occasione dell’8 marzo il Coordinamento dei Centri Antiviolenza dell’Emilia-Romagna diffonde i dati sugli accessi ai centri relativi al 2021

Questo otto marzo non abbiamo voglia di festeggiare, la guerra in Ucraina ci addolora. La guerra è un danno per tutti, ma a pagarne il prezzo più alto sono sempre i civili e tra loro, le donne ed i bambini.

Oltre a ciò, la guerra azzera i percorsi di fuoriuscita dalla violenza di genere. Già nel 2020 Amnesty International segnalava un aumento significativo della violenza sulle donne, nelle zone dell’Ucraina maggiormente colpite dal conflitto con la Russia ed in particolare nei territori di Donetsk e Luhansk.

Sul fronte interno, siamo deluse dalle politiche di genere del PNRR. Non possiamo che condividere le parole di Linda Laura Sabbadini, Direttrice centrale di ISTAT, secondo la quale la parità di genere nel PNRR è un tema “residuale”, che non chiuderà il gap occupazionale e sociale tra uomini e donne, “rischiando così di trasformarsi nell’ennesima occasione persa lungo la strada della parità”. Con il lavoro, le donne acquistano autonomia e libertà. L’occupazione femminile è una debolezza strutturale dell’Italia. Nel 2018, le donne occupate nel nostro Paese erano il 50%, dopo anni di lentissima crescita. La pandemia ci ha fatto fare un balzo indietro di quasi due punti percentuali. Oggi, l’Italia è il penultimo Paese in Europa per occupazione femminile. Le politiche per le donne nel PNRR sono centrate sul sostegno alla famiglia, al di fuori della quale, la donna non è considerata.

L’empowerment femminile necessita, invece, di politiche economiche e sociali mirate alle donne in quanto tali, non solo come madri e mogli. Servono politiche di sostegno per le giovani, per le migranti e per le lavoratrici impegnate in settori a scarsa tutela, più penalizzate dalla pandemia degli uomini.

Serve incrementare le politiche di sostegno alle donne inserite in percorsi di fuoriuscita dalla violenza. Questo è quanto ci confermano i dati relativi agli accessi delle donne ai centri del Coordinamento nel 2021.

Nel 2021, 4350 donne si sono complessivamente rivolte ai 15 Centri del Coordinamento dei Centri antiviolenza della regione Emilia-Romagna. Il 91%, 3957 donne, ha chiesto aiuto perché vittima di violenza; il 5,2% (228 donne) lo ha fatto per ragioni diverse; per il 3,8% (165 donne) non è stato possibile verificare se aveva subito violenza. Il confronto con i dati del 2020 evidenzia un aumento di +274 donne, pari a + 6,7%. Le donne che nel 2020 si erano rivolte agli stessi Centri erano state, complessivamente, 4076; di esse, 3785 avevano chiesto aiuto perché vittima di violenza.

Continua, quindi, il trend di recupero dei livelli di richiesta di aiuto antecedenti la chiusura generale della prima parte dell’anno del 2020, dovuta all’emergenza sanitaria nazionale da COVID19, caratterizzata da un calo drastico delle richieste, rispetto all’anno precedente, pari a circa il 50%.

Nel corso del 2021, le donne che hanno preso contatto per la prima volta con i 15 Centri antiviolenza del Coordinamento regionale, perché vittime di violenza, sono state 3022, pari al 76,4% di tutte le donne accolte, vittime di violenza. Le donne in percorso da anni precedenti sono 935, pari al 23,6%. Una percentuale molto simile a quella dell’anno precedente.

Nel 2021 le donne nuove vittime di violenza, provenienti da altri Paesi, sono state 1047, ovvero il 35,5% delle donne nuove accolte vittime di violenza. Le donne con cittadinanza italiana sono state, invece, 1906, pari al 64,5%. Anche questo dato è paragonabile a quello degli anni precedenti.

Nel 2021, le donne senza figli/e sono state 842, pari al 30,2% delle donne nuove vittime di violenza; le donne con figli/e 1945, pari al 69,8%. Fra queste ultime, coloro che hanno avuto figli/e vittime di violenza sono state 1053, pari al 54,1% di tutte le donne nuove con figli/e. I figli/e delle donne accolte sono stati 3327. Il 55,5% di essi, pari a 1846 bambini o bambine, è stato vittima di violenza diretta o assistita.

Per quanto riguarda le tipologie di violenza, nel 2021 le donne nuove accolte che hanno subito violenze fisiche sono state 1895, pari al 62,7%. Coloro che hanno subito violenze psicologiche sono state 2751, pari al 91%. Coloro che hanno subito violenze economiche sono state 1126, il 37,3%. Infine, sono state vittima di violenze sessuali 526 donne, ovvero il 17,4% di tutte le donne che hanno chiesto aiuto. Queste percentuali variano di uno o due punti percentuali rispetto all’anno precedente, in particolare: violenze fisiche +3%; violenze sessuali e violenze economiche +2%; violenze psicologiche +1%.

Le donne ospitate nelle case rifugio e nelle altre strutture (emergenza, alloggi di transizione) gestite dai Centri del Coordinamento regionale nel 2021 sono state 259 (-28 rispetto al 2020 pari a – 10%), i figli/e ospitati 276 (-36 rispetto al 2020 – 12%), per un totale di 535 donne e figli/e e di 58.627 notti di ospitalità. La permanenza media nelle strutture è stata di 109,6 notti per madre e figli/e.

Rispetto al 2020 si è verificata, quindi, una leggera flessione sia nel numero delle donne che dei figli/e ospitati, a cui corrisponde un aumento della permanenza media. La permanenza media nelle strutture di ospitalità nel 2020 era stata infatti di 99,4 notti.

Coordinamento dei Centri Antiviolenza dell’Emilia-Romagna

Referenti per la stampa:

Cristina Magnani, Presidente del Coordinamento dei centri antiviolenza

dell’Emilia Romagna Cell.: +39 320 258 8272


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