5 MAGGIO: L’UOMO VIOLENTO NON È MALATO. È IL FIGLIO SANO DEL PATRIARCATO 

05/05/2021

L’UOMO VIOLENTO NON È MALATO. È IL FIGLIO SANO DEL PATRIARCATO

Il Coordinamento dei centri antiviolenza dell’Emilia-Romagna sul femicidio di Emma Pezemo a Bologna

Emma Pezemo, 31 anni, è stata uccisa brutalmente nella notte tra sabato e domenica 2 maggio, a Bologna. L’autore della violenza sarebbe Jacques Honoré Ngouenet, 43 anni e fidanzato della vittima. Come Coordinamento dei centri antiviolenza dell’Emilia-Romagna, non possiamo che esprimere dolore e rabbia di fronte a questo – ennesimo – femicidio.

Allo stesso tempo, torniamo a ribadire l’importanza di riconoscere la violenza di genere come tale. Di fronte a un femicidio e ad un suicidio, non si può parlare di doppia tragedia, come se le due morti fossero della stessa natura. Perché in questa vicenda, come in tutti i casi di femicidio, c’è un uomo che ha deciso sulla propria vita e su quella della sua compagna, e una donna che è stata privata di qualsiasi possibilità di scelta.

Non si tratta quindi di una doppia tragedia, né di una tragedia isolata. Così come non si tratta di un momento di follia. Nel raccontare questa notizia, molte testate riportano la nazionalità dell’uomo e citano il suo percorso di cura psichiatrica. Ma noi sappiamo molto bene che la violenza non ha nazionalità, e che non è una malattia. La violenza sulle donne è un problema sistematico, e gli uomini che la agiscono sono i figli “sani” di una società patriarcale.

La ricerca del gruppo di lavoro sul femicidio della Casa delle donne per non subire violenza di Bologna ci mostra che dal 2008 al 2019 sono state 1428 le donne vittime di femicidio in Italia, 95 nel 2019, 102 nel 2020. Di queste, il 57% sono state uccise dal partner. Certamente, ogni caso è differente, e sappiamo bene come ogni donna abbia una propria storia di resistenza da raccontare. Non vogliamo disconoscere queste differenze, ma piuttosto rivolgere lo sguardo verso la matrice che accomuna i femminicidi, le violenze, gli stupri. Riconoscere la natura sistematica della violenza è fondamentale per poterla contrastare, e per affiancare ai percorsi di fuoriuscita dalla violenza un lavoro culturale e sociale necessario.

I dati di accoglienza raccolti dal Coordinamento dei Centri Antiviolenza durante la pandemia, e in particolare durante il lockdown, hanno mostrato una maggiore difficoltà nell’accesso ai percorsi di fuoriuscita dalla violenza. Se da una parte il confinamento forzato all’interno delle mura domestiche ha costretto molte donne in casa con uomini violenti, rendendo più difficile l’accesso ai Centri, è probabile che durante la pandemia la violenza si sia intensificata, in una misura che riusciremo a comprendere soltanto con il tempo ma che è già percepibile nell’esperienza dei centri antiviolenza. Per questo è quantomai importante che la violenza di genere venga affrontata come un problema sistematico ed un’urgenza politica e sociale, che non è rimandabile e che non può e non deve essere ridotta ad un’infinita serie di casi isolati. Anche per questo chiediamo approvazione immediato del Piano nazionale in contrasto alla violenza.

Referenti per la stampa:

Samuela Frigeri, Presidente del Coordinamento dei centri antiviolenza dell’E-R

Cell.: +39 3346152733


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