24 NOVEMBRE: DONNE E COVID: LA VIOLENZA SI INTENSIFICA DIETRO LE MURA DOMESTICHE MA USCIRNE È PIÙ DIFFICILE

24/11/2020

DONNE E COVID: LA VIOLENZA SI INTENSIFICA DIETRO LE MURA DOMESTICHE MA USCIRNE È PIÙ DIFFICILE

In vista del 25 novembre il Coordinamento dei centri antiviolenza dell’Emilia- Romagna diffonde una valutazione dei dati parziali al 31 ottobre con un approfondimento sull’impatto della pandemia.

Il 25 novembre è la giornata internazionale per il contrasto alla violenza contro donne. Ma la violenza di genere colpisce le donne tutti i giorni, ed è per questo che in questi mesi i 15 centri antiviolenza del Coordinamento non hanno mai smesso di lavorare. Perché la violenza sulle donne è quotidiana e sistematica, e per combatterla è necessario un impegno politico e sociale costante.

In occasione del 25 novembre, il Coordinamento dei centri antiviolenza dell’Emilia-Romagna diffonde i dati parziali al 31 ottobre 2020, offrendo una riflessione sull’impatto della pandemia sulla violenza e sull’accesso ai percorsi di fuoriuscita.

Nel complesso, dai dati e dalle testimonianze delle operatrici dei centri emerge un quadro preoccupante. Se da una parte le restrizioni imposte dalla pandemia e la limitazione della libertà di movimento hanno portato a una diminuzione degli accessi ai centri – aumentando quindi presumibilmente la violenza sommersa – dall’altra parte l’analisi dei dati mostra che le donne che hanno chiesto aiuto in questo periodo sono state più spesso vittime di violenza fisica e psicologica.

Per quanto riguarda le richieste di aiuto ai centri, i dati raccolti dal 01/01/2020 al 31/10/2020 mostrano che la pandemia ha avuto un effetto negativo sull’accesso ai percorsi di fuoriuscita dalla violenza. Dopo anni di crescita costante, infatti, quest’anno si attesta per la prima volta una diminuzione delle donne accolte dell’8% circa, con una lieve variazione a seconda che si considerino gli accessi di tutte le donne che hanno subito violenza (-7%) o esclusivamente gli accessi di donne che hanno subito violenza e che si sono rivolte a un centro per la prima volta (- 8,4%).

Nel corso dei primi dieci mesi del 2019 le donne che hanno subito violenza che si sono rivolte a un centro antiviolenza del Coordinamento sono state in totale 3.485. Fra di esse, coloro che l’hanno fatto per la prima volta nel corso dell’anno sono state 2.597. Nello stesso arco di tempo del 2020 sono invece state in totale 3.231. Fra di esse, coloro che l’hanno fatto per la prima volta sono state 2.379. 

Le donne ospitate nel 2019 sono state 265, e i figli/e 293, in totale quindi 558 donne e minori. Mentre nel 2020 le donne ospitate sono state complessivamente 237 insieme a 256 figli/e, in totale 493. Complessivamente 65 in meno rispetto allo scorso anno, pari – 12%.

“Come abbiamo sottolineato più volte – dichiara Angela Romanin, presidente del Coordinamento dei centri antiviolenza dell’Emilia-Romagna – la violenza contro le donne molto spesso viene esercitata proprio all’interno delle mura domestiche, e per le donne la casa non è mai stata un luogo sicuro. Per questo motivo, non pensiamo che la pandemia possa aver “causato” una diminuzione dei casi di violenza, e al contrario siamo preoccupate che possa averne determinato un aumento, o quantomeno un’esacerbazione delle situazioni pre-esistenti. Allo stesso tempo, l’andamento dei dati nel periodo marzo-ottobre mostra che la diminuzione degli accessi si accompagna alle restrizioni dovute all’emergenza sanitaria. In questi mesi è emersa la difficoltà delle donne a mettersi in contatto con i servizi sociali, con figure di riferimento come avvocate e avvocati, e una generale scomparsa delle risorse (maggiori difficoltà di accesso al mondo del

lavoro, carenza di contributi economici, difficoltà o impossibilità di accesso al pronto soccorso). Per questo crediamo che in questo momento sia quantomai essenziale una presa d’impegno politica da parte delle istituzioni per aiutare le donne vittime di violenza e i centri antiviolenza nel contrasto alla violenza di genere”.

Come si evidenzia nel grafico, da un’analisi dei dati mensili sui nuovi accessi relativi allo stesso periodo del 2019, risulta evidente la correlazione con le restrizioni dovute all’emergenza sanitaria. Infatti, è emerso che il picco negativo si è verificato a marzo del 2020 (-51%). Già da aprile, tuttavia le richieste di aiuto sono riprese, e nei mesi di luglio e agosto, le donne che si sono rivolte ad un Centro antiviolenza nella regione sono risultate più numerose che nell’anno precedente (+4% a luglio, + 22% ad agosto). Le nuove richieste di aiuto risultano del tutto simili a settembre (257 nel 2020 contro le 254 del 2019) per tornare a diminuire a ottobre (-20%).

A causa dell’impennata autunnale dei contagi e dei ricoveri da COVID19, lo stato di allerta e le incertezze derivanti dalla situazione sanitaria nazionale così come le restrizioni sono ricomparse. Gli stessi problemi sembrano riproporsi oggi con la stessa forza di ieri, anche se le modalità sono in parte cambiate. Per questa ragione, e nella convinzione che sia fondamentale elaborale strategie politiche condivise per evitare che si ripetano i problemi evidenziati nel periodo di lockdown, il Coordinamento regionale dei Centri ha scelto di dedicare un approfondimento specifico all’analisi dei dati sul periodo marzo-aprile 2020.

DONNE E COVID: I DATI SUGLI ACCESSI AI CENTRI DURANTE IL LOCKDOWN

L’indagine è stata realizzata mettendo a confronto i dati di 13 Centri, relativi alle donne nuove accolte che hanno subito violenza, nel 2019 e nel 2020, in particolare nei mesi di marzo e aprile. I dati quantitativi sono stati accompagnati da gruppi di discussione con le operatrici referenti del Gruppo Osservatorio, sullo stesso tema.

Il lavoro di ricerca si è sviluppato su due direzioni principali: le caratteristiche socio-anagrafiche delle donne che si sono rivolte ai centri e l’analisi specifica delle tipologie di violenza e di autore coinvolti.

La composizione demografica delle donne che hanno chiesto aiuto mostra che nei mesi di marzo e aprile 2020 aumentano, rispetto agli stessi mesi del 2019: le donne senza figli/e +7%, le conviventi (sono il 25% nel 2020, erano il 18% nel 2019); e la percentuale di coloro che convivono abitualmente con il partner, (sono il 56% nel 2020, erano il 47% nel 2019). Nel contesto pandemico quindi sembrano aver avuto più opportunità di chiedere aiuto le donne senza figli/e, che non avevano la preoccupazione di diventare veicolo di contagio per altri/e, né di provvedere materialmente e di dare un tetto ad altri oltre che a sé stesse. D’altra parte, non sorprende l’aumento delle donne conviventi, vista la condizione di isolamento forzato all’interno delle mura domestiche.

Parallelamente, dall’analisi delle caratteristiche degli uomini maltrattanti emerge che pur rimanendo invariata la netta prevalenza di partner fra gli autori, pari in entrambi gli anni al 68%, nel 2020 sono aumentati i conviventi (sono il 27% nel 2020, erano il 17% nel 2019); diminuiscono specularmente i fidanzati/amanti (- 6%) e gli ex partner (- 5%).

Dall’analisi dei casi di violenza “emersi” dalle richieste di aiuto ai centri, emerge un aumento delle richieste in emergenza e una generale intensificazione delle violenze. Questo dato riflette due fenomeni diversi ed egualmente preoccupanti. Da una parte, la limitazione delle libertà di movimento e il confinamento all’interno delle mura domestiche sembrano aver contribuito ad un esasperarsi delle situazioni di convivenza già segnate dalla presenza di violenze (soprattutto psicologiche), ad alimentare il senso di onnipotenza dei maltrattanti (“tanto non te ne puoi andare”) e ad esplosioni di violenze fisiche e verbali che hanno spinto molte donne a chiedere aiuto in una situazione di emergenza. Infatti, a marzo e aprile del 2020, rispetto agli stessi mesi del 2019, aumentano le richieste di aiuto in emergenza delle donne, vuoi abitativa vuoi di altra natura: toccavano il 9% delle nuove donne accolte nel 2019, mentre sono il 16% nel 2020 (+7%).

Nello specifico, nel 2020 è aumentato del 9% il numero delle donne che si sono rivolte ai centri e che subivano violenze fisiche, e del 7% il numero delle donne che hanno denunciato violenze psicologiche. Nel caso delle violenze fisiche, il 61% ne era vittima nel 2019, mentre nel 2020 il 70% delle donne ne sono state vittime. Nel caso delle violenze psicologiche, era l’87% delle donne ad

averne sofferto nel 2019, un dato che nel 2020 è salito al 93%. Un dato quest’ultimo fortemente sottolineato nei gruppi di discussione dalle operatrici, per la pervasività e gravità di questa forma di violenza che difficilmente si può “dimostrare”, ma che può creare un clima costante di tensione, timore e svalorizzazione, dagli effetti devastanti, che coinvolge quasi sempre anche i figli e le figlie, quando presenti.

QUI potete trovare il comunicato stampa completo.

QUI il Focus completo: “DATI COMPLESSIVI DAL 1 GENNAIO AL 31 OTTOBRE 2020. FOCUS: L’IMPATTO DELL’EMERGENZA SANITARIA NAZIONALE SULLE RICHIESTE DI AIUTO DELLE DONNE E GLI ACCESSI AI CENTRI ANTIVIOLENZA. SINTESI DEI RISULTATI” a cura di Giuditta Creazzo e del Gruppo Osservatorio

Coordinamento dei Centri Antiviolenza dell’Emilia-Romagna

Referenti per la stampa: 

Angela Romanin Presidente del Coordinamento dei centri antiviolenza dell’Emilia Romagna Cell.: +39 3401247013

Giuditta Creazzo Ricercatrice, Coordinatrice del Gruppo Osservatorio del Coordinamento dei Centri Cell.: +39 3661507525


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