11 GENNAIO: VIOLENZA SULLE DONNA? BISOGNA PENSARCI PRIMA

Sabato 11 gennaio 2020

VIOLENZA SULLE DONNE? BISOGNA PENSARCI PRIMA

Il Coordinamento dei centri antiviolenza dell’Emilia-Romagna sostiene e promuove la campagna #PensaciPrima, che chiede alle candidate e ai candidati alle elezioni regionali dell’Emilia-Romagna di prendere una posizione e un impegno chiari contro la violenza sulle donne

Quando una donna viene uccisa dal proprio partner o ex partner, la stampa intervista spesso vicini e familiari che si rammaricano di aver capito troppo tardi la gravità della situazione e si chiedono se sarebbe stato possibile fare qualcosa per evitare la tragedia. Sì, la violenza sulle donne si può prevenire, ma bisogna mettere in campo misure di contrasto concrete e iniziative di sostegno alle donne che subiscono violenza in tempi rapidi e senza indugi. Per questo non possono che essere più indovinati il nome e lo slogan “Pensaci prima” dati alla campagna che chiede alle candidate e ai candidati alle elezioni regionali dell’Emilia-Romagna di prendere una posizione e un impegno chiari contro la violenza sulle donne.

La campagna è stata ideata da un gruppo di attiviste/i e professioniste/i della comunicazione, autori della campagna di informazione “Indietro March”, lanciata in occasione della manifestazione di protesta contro il Congresso Mondiale delle Famiglie tenutosi a Verona lo scorso 30 marzo 2019. Obiettivo della campagna #PensaciPrima è chiedere, appunto, a chi si candida a governare l’Emilia-Romagna, di “pensarci prima”, adottando nella propria agenda politica delle azioni programmatiche concrete sulla violenza contro le donne. 

Il Coordinamento dei centri antiviolenza dell’Emilia-Romagna sostiene e promuove la campagna #PensaciPrima, che, per l’elaborazione dei contenuti, ha visto la partecipazione di alcuni centri antiviolenza del Coordinamento.

La campagna non chiede a candidate e candidati un impegno generico e astratto contro la violenza sulle donne ma di adottare nei propri programmi tre proposte concrete:

1) Raddoppiare e rendere strutturali le risorse ai centri antiviolenza. Pur essendo servizi fondamentali – come prescritto dalla Convenzione di Istanbul – nel 2017 i fondi pubblici per i centri antiviolenza sono stati di soli 76 centesimi al giorno per ciascuna donna (Istat 2019). Molti centri antiviolenza sono al collasso, per questo la campagna chiede 1,4 euro al giorno, per accogliere più donne e migliorare i servizi offerti. 

2) Sostegno economico alle donne attive in percorsi di fuoriuscita dalla violenza. Molte donne che subiscono violenza vengono colpite sul piano economico. Separarsi da un uomo violento per una donna significa quasi sempre impoverirsi, o doverlo fare senza alcun reddito su cui contare perché lui ha impedito di lavorare o ha imposto impegni economici con la forza e il ricatto. Si chiede un reddito mensile di 780 euro per le donne che hanno subito violenza e maltrattamenti, per sostenerle nel percorso di separazione e di ricerca o reinserimento nel mondo del lavoro.

3) Fondo regionale per coprire le spese di assistenza legale. Il fondo andrebbe a coprire le spese di assistenza legale, sia in ambito penale che civile, nei casi in cui non siano coperte dal patrocinio a spese dello Stato (gratuito patrocinio). In ambito civile, infatti, le donne che hanno un introito annuo lordo superiore agli 11.493,82 euro non sono ammesse a tale beneficio. Lo stesso limite di reddito vale anche in sede penale, tranne che per le vittime di determinati reati di genere. Tuttavia, anche in tali ultimi casi, non vi è alcuna copertura dei costi di consulenza ed assistenza legale, prestate nella fase di indagini preliminari, se, per qualunque ragione, ad essa non segua la costituzione di parte civile.

Maggiori informazioni e istruzioni per aderire alla campagna sul sito: www.pensaciprima.info. 

In occasione del 25 Novembre – Giornata internazionale contro la violenza sulle donne, il Coordinamento dei centri antiviolenza dell’Emilia-Romagna, diffondendo i dati di monitoraggio sulla violenza in regione, aveva sottolineato le principali difficoltà che i centri antiviolenza regionale si trovano ad affrontare. Era emerso che, a fronte di un aumento costante delle donne accolte che subiscono violenza e delle donne ospitate, permangono le difficoltà economiche: gravi ritardi nell’assegnazione e nello stanziamento dei fondi statali, insufficienza delle risorse destinate, mancanza di una risposta strutturale a un fenomeno, quello della violenza, che nei numeri si mantiene costante.

Le proposte della campagna #PensaciPrima vanno al cuore del problema: per prevenire, far diminuire il numero di donne uccise e aumentare quello delle donne che riescono a uscire da situazioni di violenza, sono necessarie risorse economiche adeguate.

Fondamentale è anche la questione delle risposte del sistema giustizia alle donne che denunciano, affrontato dalla terza proposta che, alla richiesta di un fondo regionale per coprire le spese di assistenza legale, aggiunge l’importanza di una formazione specifica di avvocate/i sulla violenza di genere.

In prossimità del rinnovo del Piano regionale antiviolenza, fortemente voluto dal Coordinamento dei centri antiviolenza dell’Emilia-Romagna e oggi in scadenza, è opportuno fare un bilancio di quanto è stato fatto e quanto ancora resta da fare. Grazie anche al contributo da parte del Coordinamento, il Piano regionale antiviolenza 2017-2020 annovera diversi passi avanti: la fondazione dell’Osservatorio regionale sulla violenza di genere, un progetto di formazione sulla violenza indirizzato al personale sociosanitario, l’istituzione di un elenco regionale dei centri antiviolenza e delle loro dotazioni, il monitoraggio della distribuzione delle risorse nazionali sul territorio, i bandi sul lavoro e sulla casa per le donne che subiscono violenza, tra le iniziative positive più importanti.

Dichiara Angela Romanin, Presidente del Coordinamento dei centri antiviolenza dell’Emilia-Romagna: “La campagna #PensaciPrima sfida la politica a impegnarsi contro la violenza sulle donne ponendosi degli obiettivi concreti e misurabili. Abbiamo salutato positivamente negli anni scorsi il riconoscimento, all’interno della Legge Quadro per la parità, della necessità di un Piano regionale antiviolenza con periodicità triennale. Chiediamo che chi si candida a governare la nostra regione si impegni non solo a continuare ma a sviluppare, nel nuovo Piano, il lavoro iniziato coinvolgendo i centri antiviolenza nella nuova progettualità e riconoscendone la centralità. Le tre azioni indicate nella campagna #PensaciPrima costituiscono un valido spunto per lavorare in questa direzione”. 

Coordinamento dei Centri Antiviolenza dell’Emilia-Romagna


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