24 SETTEMBRE: L’ESTATE NERA DELLE DONNE IN EMILIA-ROMAGNA

Martedì 24 settembre 2019

L’ESTATE NERA DELLE DONNE IN EMILIA-ROMAGNA

Il Coordinamento dei centri antiviolenza dell’Emilia-Romagna commenta gli ultimi episodi di violenza contro le donne in regione

L’estate che si è appena conclusa ha visto più volte la regione Emilia-Romagna al centro dell’attenzione mediatica per episodi riguardanti la violenza maschile contro le donne. 

A inizio agosto, a Faenza, l’87enne Franco Valgimigli uccide la moglie 79enne Maria Miotto. Chiama la figlia annunciando il suicidio ma viene ritrovato vivo e arrestato.

A Castello d’Argile (BO), Atika Gharib, 32 anni, lo scorso 3 settembre viene uccisa dall’ex fidanzato M’Hamed Chamekh, 41 anni, che confessa il delitto. Il femicidio arriva come l’apice di una lunga storia di violenza, durante la quale l’uomo aveva anche tentato di abusare della figlia della donna.

È il 7 settembre quando, nel Piacentino, viene ritrovato il corpo senza vita di Elisa Pomarelli, 28 anni, uccisa dall’amico 45enne Massimo Sebastiani. Elisa non ricambiava l’interesse dell’amico nei suoi confronti e il suo rifiuto non viene accettato dall’uomo. Elisa viene punita, in quanto donna e in quanto lesbica, da un uomo che non le riconosce il diritto a scegliere liberamente. Elisa viene uccisa una seconda volta sui giornali, che definiscono il femicida un “gigante buono”, parlano di “amore non corrisposto”, di “raptus”.

Allo stesso modo subisce una seconda violenza Lucia Panigalli lo scorso 17 settembre, quando viene intervistata a Porta a Porta da Bruno Vespa. La donna, originaria di Ferrara, è vittima di un duplice tentativo di femicidio; è costretta a vivere sotto scorta da quando l’autore delle violenze è uscito dal carcere. L’intervista del noto giornalista è un susseguirsi di allusioni irrispettose, battutine sgradevoli, frasi che, oltre a sminuire la violenza subita dalla donna, insinuano una sua corresponsabilità, la colpevolizzano. 

Oltre che nelle narrazioni distorte dei media, le donne che subiscono violenza rischiano di essere esposte a ulteriori violenze anche nel momento in cui decidono di chiedere aiuto. Questa lunga e difficile estate vede infatti anche l’arresto, a Riccione, della ex presidente dell’associazione Butterfly, che operava contro stalking e violenza di genere. Truffa, estorsione, minaccia e falso, questi i reati commessi durante l’attività di presidente dell’associazione. Alle donne che volevano intraprendere percorsi di uscita dalla violenza veniva estorto denaro, con un completo ribaltamento dei principi su cui si fondano i centri antiviolenza, basati proprio sulla gratuità dei servizi offerti alle donne.

Dichiara Angela Romanin, Presidente del Coordinamento dei centri antiviolenza dell’Emilia-Romagna: “Si chiude un’estate violenta per le donne in Emilia-Romagna, ma che, purtroppo, non registra niente di eccezionale. Il numero delle aggressioni e dei femicidi in regione si mantiene abbastanza costante negli ultimi anni. Così come non sono nuove le rappresentazioni distorte e le narrazioni irrispettose dei media rispetto al tema della violenza di genere. Noi centri antiviolenza lo ripetiamo da anni: le parole sono importanti. Non è il “raptus” che uccide ma uomini per cui le donne sono oggetti di proprietà; usare la parola “amore” per descrivere episodi di violenza sulle donne contribuisce a legittimare la violenza maschile. Le donne che subiscono violenza meritano rispetto, aiuto e supporto concreto. I centri antiviolenza che lavorano da anni per accogliere e aiutare le donne e per contrastare la violenza maschile, con un approccio femminista e una metodologia condivisa e riconosciuta a livello internazionale, svolgono un lavoro prezioso che andrebbe tutelato e sostenuto”.

Coordinamento dei Centri Antiviolenza dell’Emilia-Romagna

Referente per la stampa:

Angela Romanin

Presidente – Coordinamento dei Centri Antiviolenza dell’Emilia-Romagna

Cell. 3401247013 


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