26 AGOSTO 2019: NON CHIAMIAMOLO “MOVENTE PASSIONALE”

Lunedì 26 agosto 2019

NON CHIAMIAMOLO “MOVENTE PASSIONALE”

Il Coordinamento dei centri antiviolenza dell’Emilia-Romagna sull’ultimo caso di femicidio nel Ferrarese

Cinzia Fusi, 34 anni, è stata uccisa a Copparo, in provincia di Ferrara, dal suo compagno, Saverio Cervellati, 52 anni. Un altro femicidio in Emilia-Romagna, che purtroppo conferma il trend degli episodi di violenza maschile contro le donne in regione, il cui numero mantiene una certa costanza.

Sui giornali si succedono le solite espressioni di rito: “movente passionale”, “è stata la gelosia la causa scatenante”, e si parla di una “tragedia senza avvisaglie”.

Nonostante il sapere raccolto e diffuso in anni di studio del fenomeno della violenza sulle donne all’interno dei centri antiviolenza, di raccolta dei dati e di lavoro di accoglienza, il linguaggio dei media è ancora permeato da espressioni che veicolano una narrazione fuorviante del femicidio e del femminicidio.

Davvero si tratta di “tragedie del tutto inattese”? Di “raptus”, come vengono ancora definiti i femicidi? Se si osservano e si analizzano in un’ottica di genere, la nostra società e la nostra cultura sono ancora fortemente intrise di stereotipi di genere. Fino a quando le donne verranno rappresentate come oggetti a disposizione dello sguardo e del piacere maschile, fino a quando le relazioni possessive verranno romanticizzate, fino a quando per le donne non ci sarà una reale e concreta equità nel campo dei diritti e delle opportunità, la violenza maschile continuerà a imperversare e le donne continueranno a essere uccise dai loro compagni “per gelosia”.

Il Coordinamento dei centri antiviolenza dell’Emilia-Romagna sottolinea quindi la necessità di inquadrare episodi come quello nel Ferrarese per quello che sono: manifestazioni della grave asimmetria che ancora contraddistingue il rapporto fra i generi e moniti a intervenire più fattivamente per prevenire e contrastare la violenza maschile contro le donne. 

Non è la “gelosia” a innescare la violenza, ma la convinzione, da parte di uomini di ogni età, appartenenza culturale e classe sociale, che le donne siano oggetti di proprietà, che servono per soddisfare le proprie aspettative, e non persone che hanno il diritto di agire e decidere autonomamente per le loro vite. 

Il lavoro da fare nel nostro Paese è tanto; per questo è necessario che la violenza sulle donne diventi una priorità anche a livello politico, che nel prossimo Governo la delega alle Pari Opportunità venga affidata a una persona esperta di diritti delle donne e che il dialogo tra istituzioni e centri antiviolenza sia continuo e proficuo.

Coordinamento dei Centri Antiviolenza dell’Emilia-Romagna

Referente per la stampa:

Monica Borghi

Centro Donna Giustizia – Ferrara

Cell. 328 7077550


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